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venerdì 14 febbraio 2014

L'automa scrivano (un gioco per tutti)


http://automascrivano.weebly.com/



Vi propongo un gioco.
Come funziona?
Molto semplice:
  • scegliete uno di questi tre oggetti: pietra, dado, matita;
  • insieme all'indicazione dell'oggetto scelto mi mandate alla mail automascrivano@outlook.it un'immagine che vi “rappresenti” (una vostra foto, una foto scattata da voi, un vostro disegno, un'immagine che vi piace, una copertina di un libro, insomma fate voi).
Fatto.
Inseriti i dati (oggetto+immagine) l'automa scriverà qualcosa per voi.
Un piccolo racconto o una poesia o chissà.

Questo scritto sarà vostro.
Potrete farne ciò che volete (se lo pubblicate vi prego di citarmi) e leggerlo come volete (vi ritrae? Profetizza futuri? Scava nel vostro inconscio? Etc.).

L'eventuale pubblicazione sul web è subordinata al vostro consenso.
Lo scrivano ha un sito: http://automascrivano.weebly.com/
Sarà possibile pubblicare tutto (vostro nome o pseudonimo, oggetto scelto, immagine, scritto) o solo una parte delle informazioni (fermo restando lo scritto, ovvio).
È utile e giusto specificare paternità e titolo dell'immagine.
Se avete uno spazio web dove esponete i vostri lavori il link sarà pubblicato insieme al vostro nome.


Se il gioco vi piace invitate gli amici.





domenica 26 gennaio 2014

Spunti logo(co)grafici sul libero arbitrio

(Ambiguità e perversioni del tutto è possibile)






Un “saggio”, molto meno pomposo di quello che dice la definizione.

Filosofichironico
Ludicritico
Maniacalmatematico
Logografico

Se vi va lo potete scaricare qui:“Spunti logo(co)grafici sul libero arbitrio”

Scritto per collaborare con il primo numero della fanzine di un gruppo di studenti di arte dell'Università di Barcellona.
Qui la pagina FB del gruppo: “El futuro que nos pintaron”

La versione spagnola, tradotta da Laura Irene Arques e Ricard Escudero Vila è qui: "Fugas logograficàs sobre el libre albedrio"

Qualche altra citazione per ingolosire:


"(...) Adepti della O (...)" 



"(...) Le scelte possono continuare a sovrapporsi, a trovare nuovi interstizi in cui infilarsi. (...)"



" (...) La pace dell'equivalenza o (...)"






mercoledì 12 giugno 2013

Il fagiolo rosa illustrato da Yocci


tempo fa ho scritto questo racconto per bambini.

Francesca Quatraro (http://officinamezzaluna.weebly.com/) ne aveva fatto una bozza d'illustrazione (potete vederla qui http://nekorationi.blogspot.it/2007/10/io-scrivo-e-lei-disegna-collaborare-con.html).

Adesso anche Yocci (http://yoccilog.blogspot.it/) si lascia ispirare con il disegno che vedrete alla fine del racconto.

Signore e Signori è con orgoglio che vi presento:


"Il fagiolo rosa"

Carlotta amava i fagioli.
Le piacevano di tutti i colori: rossi, marroni o bianchi.
Le piacevano in tutte le forme: secchi che ci puoi infilare la mano in mezzo, a bagno che galleggiano e si gonfiano, nella pentola col loro borbottare e ovviamente nel piatto.
Suo nonno, forse per costringerla a mangiare più lentamente, le aveva detto che tra tutti i fagioli del mondo ce n’era uno rosa. Il fagiolo rosa aveva grandi poteri, aveva raccontato il nonno senza spiegare meglio di che poteri si trattasse.
Carlotta spiava con ancor più interesse i fagioli, cercando il fagiolo rosa. E un giorno lo trovò.

Stava mangiando quando lo tirò su col cucchiaio. Era proprio come tutti gli altri fagioli ma rosa. Aspettò che la mamma fosse distratta per prenderlo tra le dita. Lo guardò da vicino, lo annusò, lo avvicinò all’orecchio, provò a schiacciarlo un po’, ma niente avvenne. Lo infilò in bocca e masticò lentamente. Quando la mamma si girò al posto di sua figlia c’era un enorme fagiolo rosa sorridente.



martedì 23 aprile 2013

A volte non è un bene (poesia illustrata) (un tocco di colore nei vostri tatuaggi?)


Potersi girare
a destra a sinistra dietro le spalle
un giro completo
a volte
non è un bene, mischia.

Cosa ti ha fatto quel lampione
lì, di fronte
per essere abbandonato dal tuo sguardo?
Come credevi sarebbe andata a finire?
(i lampioni sono permalosi e gelosi)


Misurare i passi
uno dietro l'altro occhio alla cacca
le scarpe ben allacciate
a volte non è un bene
(no, proprio no).

Cosa ti hanno fatto i piedi
lì, lì in basso
per lavorare alla catena di montaggio?
Come credevi sarebbe andata a finire?
(i piedi sono sognatori e vendicativi).




qui sotto la tavola completa






Panorami, giocattoli e cani (poesia illustrata) (un tocco di colore nei vostri tatuaggi?)



Le pecore sono panorami,
stati d'animo,
specchi.


I maiali sono giocattoli,
simboli,
tramiti.


Il gatto sono io,
la luna sei tu,
a chi canterà il nostro cane?



qui sotto la tavola completa







lunedì 20 agosto 2012

1 Maglietta e 1 Poesia












Maglietta ispirata dalla canzone degli Skiantos "Sono Buono"
che vi consiglio vivamente e che potete ascoltare qui:


ecco, poi, la poesia, in attesa di una maglietta che la rappresenti...



L'amico


Rotto il ghiaccio,
la porta d'ingresso,
posa il martello
e si chiede chi la riparerà.

Gira per le stanze,
ha ripreso il martello,
tutte quelle cose
smorzano l'eco delle sue parole.

Distruggere è facile
altro è svuotare
ma niente è come trovare
qualcosa da dire.

Si sdraia distrutto,
non troppo stanco, però,
per accarezzare l'amico:
-caro martello
ello ello lo o.


giovedì 17 maggio 2012

FENICE MINIMA






Nel solido vincolo
sta chiusa
e danza confusa.

L’illude il fuoco
che non annulla
né salva.



sabato 31 marzo 2012

Nicolino a Monocolville


Incontrare le differenze.
Temere d'essere diversi.
Un viaggio.

Meeting the differences.
Fearing to be different.
A journey.

Ringrazio ancora una volta il folletto che muove le cose.
Thanks again to the hobgoblin that moves things.

Il video può essere visto anche qui:
e forse si vede pure meglio.

You can watch it here:
perhaps is better.



venerdì 24 febbraio 2012

Il regalo: un racconto: "Il cane scomparso"




Eccolo, finalmente, il regalo promesso!
Quelli che seguono sono estratti di un mio racconto.
S'intitola “Il cane scomparso”.
Se vi viene voglia di leggerlo potete scaricare il testo intero in pdf cliccando qui sotto:
Potete passarlo o invitare altri a scaricarlo.
Tutte le critiche e tutti i pensieri sono benvenuti.

Il racconto è in italiano ma se qualche voglioso, volenteroso, pazzo, traduttore si facesse avanti sarebbe accolto come un eroe.

Ecco quindi “Il cane scomparso”.

Sono undici anni che Lisa porta fuori Nero, tutti i giorni, due volte al giorno.”


Ogni pomeriggio passa così una buona mezz'ora. Con i pensieri almeno un metro fuori dalla sua testa a galleggiare come astronauti e il suo corpo perfetto come un pianeta visto al telescopio.
Nel corso degli anni s'è formato questo simbolo nella sua testa:
Per quella mezz'ora Lisa lascia che il simbolo la pervada.”


Torna in camera, s'infila i pantaloni e una maglietta pulita, i calzini e le scarpe, dove saranno le scarpe? Forse in bagno, eccole. Si guarda di sfuggita nello specchio, non vuole davvero sapere che aspetto ha. Controlla di avere le chiavi ed esce, ascensore.”

[...]e attaccato a questo dubbio uno più inquietante: -E se fossi io ad essere sparito?-.”



Si fece trascinare in qualche uscita dove tutti parlavano e bevevano e ridevano, ma trovò subito un angolo delle conversazioni, dei bicchieri, delle labbra, dove aspettare il momento di tornare a casa.”


Il bidone all'angolo nord del parco dove dorme è sempre ben fornito.





lunedì 30 gennaio 2012

lunedì 17 ottobre 2011

Tutti hanno un'idea

Tutti hanno un'idea.



Quando scalcia

il povero

stelle filanti

fanno lacrimare gli occhi.


Quando raglia

il povero

fa la scelta giusta, dicono.


È carnevale.

È la giostra.

Tutto gira e nessuno ci capisce un cazzo.


Guardiamoci girare!

Alta definizione

o

3D.


Lacrimeranno

solo i pazzi,

pittoreschi personaggi.


Ottime coreografie,

messaggi penetranti,

immagini traballanti

sanno la verità.


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Informati!


Lascia un commento!




Roma, 17 ottobre 2011





venerdì 12 agosto 2011

Cielo e Sole - per N.L. lunga vita a te.
















Tecnica mista (acquerelli, acrilici, matita) su tela a metro.
Grazie ai volenterosi incorniciatori.
Viva N.L.!



Se ne avete voglia, ho pubblicato anche uno scritto (che chiamarlo racconto non so se...)
potete leggerlo qui:



Commenti benvenuti
silenzi rispettati.

Statevi bene.




giovedì 26 maggio 2011

VEE




Verbo
Ed
Eresia.

C'era una volta il disordine.
Poi le cose iniziarono a muoversi. A creare uno spazio.
Uno spazio per l'organizzazione dei noccioli.
(viene prima il frutto o il suo nocciolo?)
Questa prima organizzazione passò per la dispersione e la costituzione di gruppi di semi tra loro sconosciuti.

La ciliegia venne come un lampo.
E lasciò il suo nocciolo a testimonianza della sua apparizione.
E lasciò Il Nocciolo.
Una calamita, il Sole, il centro di gravità.
Tutti i semi volsero a lui il loro sguardo.
E partirono per raggiungerlo.
Tutti tranne due.
Due ostinati. Contestatori? Ignoranti? Nostalgici?

Come doveva andare a finire lo sapevate tutti no?





giovedì 3 settembre 2009

Il bicchiere che balla





Con semplicità il bicchiere si mise a ballare.
I presenti, affascinati, applaudirono e sorrisero e lo incoraggiarono a continuare.
Anche quando il bicchiere si fermò rimase nella memoria dei fortunati spettatori l'immagine elegante di quella danza.

lunedì 30 marzo 2009

ILLUSTRATION FRIDAY: poise

L'eroe (Hero)









Gli si accavallavano i pensieri sulla faccia. In disordine. Ma forse, forse, era solo colpa della luce.


Thoughts piling up over his face. Disorderly. Perhaps it was just light’s fault.






Qualcuno gli indicò il sole.
Così sarebbe stato tutto più chiaro.
Netto. E caldo.

Someone showed him the sun.
To make everything become clearer.
Neat. And warm.




Così, con la faccia nel sole e lo sguardo chissà dove ma profondo e lontano,

This way, with his face against the sun, his glance who knows where, yet deep and distant,






anche lui sarebbe sembrato un eroe.

he would have looked like a hero too.







(traduzione di Letizia Merello, english version by Letizia Merello)

sabato 8 novembre 2008

Il compleanno della principessa (omaggio a F.Q.)

La principessa dormiva tranquilla.
Il giorno dopo sarebbe stato il suo compleanno. Ma lei dormiva tranquilla.
Tredici anni.
Aveva sentito preparativi fervere per il castello. Era sempre stato così nei giorni prima del suo compleanno da quando ricordava. Dormiva.

Condottieri erano giunti da tutto il regno e si affollavano davanti alle mura del castello. Era ancora notte fonda ma loro aspettavano l’alba quando il ciambellano avrebbe annunciato le tre prove per sposare la principessa.


La principessa sognava piume colorate. Da quando ricordava i regali per i suoi compleanni erano stati uccelli: una gallina, una civetta, tre galline e un colibrì, un falchetto, cinque pavoni, un tacchino, una cicogna. E tutti si confondevano nei suoi sogni veloci e allegri.


Dopo le tre prove ne rimasero una decina, di prodi guerrieri. Ancora una prova li attendeva, terribile, la più terribile: incontrare la principessa.
Si aprì una porta su un giardino ed eccola
Bella
Bellissima
Un po’ timida
Oh guarda è un po’ timida
Bripp pili pili pliiuuup Brip




p.s. l'illustrazione è di Francesca Quatraro, illustrazione selezionata per il II concorso per illustratori e fumettisti Lucca Junior 2008.

Il tema del concorso era la Turandot di Puccini. Io, però, ho scritto guardando solo l'illustrazione in sè. Un regalino a Francesca e a me.

mercoledì 1 ottobre 2008

Spazzolino da riporto


Spazzolino da riporto

Non si lamentava delle sua vita. Aveva un lavoro e persino una casa. Mangiava regolarmente due volte al giorno, la domenica colazione al bar, il sabato dal barbiere. Non si lamentava, no, ma era solo. Solo al lavoro, a casa, al bar la domenica, dal barbiere il sabato.
Frequentava il supermercato sperando nella complicità della fila alla cassa ma nessuno gli aveva mai rivolto la parola nemmeno per lamentarsi della lentezza della cassiera.
Un giorno comprò uno spazzolino. Non ne aveva bisogno, il suo vecchio spazzolino era ancora duro, ma doveva pur comprare qualcosa per mettersi in fila e quello spazzolino aveva un irresistibile astuccio da viaggio. Lo prese anche se non viaggiava mai. Pensando che la solitudine è uguale in ogni posto si avviò alla fila più lenta. Urtò una signora
-Oh, mi scusi
-ma si figuri
-le do una mano
-grazie. Ma che bello spazzolino che ha.
Chiacchierarono per tutta la fila e dopo, per un pezzo di strada. Prima di lasciarsi la signora lo invitò a conoscere la sua famiglia, magari domenica, a colazione, al bar, sì, certo.
Sotto casa conobbe anche un signore che portava a spasso il cane
-salve
-salve, che bel cane che ha
-e lei che spazzolino! Ma, scusi, non ci siamo già visti dal barbiere?
Chiusa la porta del suo appartamento ebbe bisogno di sedersi e ricapitolare:
Paolo, io
Stefania, la signora del supermercato
Rocco, l’uomo del cane
Piglio, il cane
E tu, e guardò lo spazzolino poggiato sul tavolo davanti a sé.
Gli fece una carezza.


(P.S. l'illustrazione è sempre di Francesca Quatraro, uffa sempre quella, ma che ci vogliamo fare ormai si prende tutte le mie storie e non ho il coraggio di dirle di no, povera vecchietta....
grazie, sempre, frà.)

(P.P.S. se qualcun'altro volesse illustrare, fotografare, pasticciare, etc. questa o altre mie storie è il benvenuto, il festeggiato, anche)



martedì 16 ottobre 2007

il fagiolo rosa

Io scrivo e lei disegna
collaborare con Frà
ecco
il fagiolo rosa






il fagiolo rosa
Carlotta amava i fagioli.
Le piacevano di tutti i colori: rossi, marroni o bianchi.
Le piacevano in tutte le forme: secchi che ci puoi infilare la mano in mezzo, a bagno che galleggiano e si gonfiano, nella pentola col loro borbottare e ovviamente nel piatto.
Suo nonno, forse per costringerla a mangiare più lentamente, le aveva detto che tra tutti i fagioli del mondo ce n’era uno rosa. Il fagiolo rosa aveva grandi poteri, aveva raccontato il nonno senza spiegare meglio di che poteri si trattasse.
Carlotta spiava con ancor più interesse i fagioli, cercando il fagiolo rosa. E un giorno lo trovò.
Stava mangiando quando lo tirò su col cucchiaio. Era proprio come tutti gli altri fagioli ma rosa. Aspettò che la mamma fosse distratta per prenderlo tra le dita. Lo guardò da vicino, lo annusò, lo avvicinò all’orecchio, provò a schiacciarlo un po’, ma niente avvenne. Lo infilò in bocca e masticò lentamente. Quando la mamma si girò al posto di sua figlia c’era un enorme fagiolo rosa sorridente.
il blog di frà:
http://officinamezzaluna.splinder.com/

sabato 6 ottobre 2007

Caviglia

Stava lì, a metà scalinata e, vista da lontano, la sua figura era solo una macchia tra il bianco dei gradini.

Avvicinandosi s’iniziavano a distinguere meglio le forme e quella figura a metà scalinata smetteva d’essere una macchia per diventare una pausa, tra il bianco dei gradini, una pausa di vita tra un prima e un dopo di pietra.

Stava lì, quasi con indifferenza.

A metà scalinata con la gamba destra piegata un gradino sotto di sé e il piede sinistro un gradino più giù. Le braccia le teneva in grembo.

Ma questi particolari non erano subito notati. Perché c’era una sola cosa che affascinava i passanti. Una sola cosa attirava il loro sguardo a rischio di farli inciampare contro un gradino, se stavano salendo le scale, o di farli sbattere contro un palo se stavano passando nella via sottostante la scalinata.

La sua caviglia sinistra.

C’era qualche combinazione magica tra la posizione del piede, la lunghezza dei pantaloni e la bassezza delle scarpe, che metteva in evidenza la sua caviglia.

E dire “in evidenza” è poco.

La caviglia s’ergeva, sorgeva, s’innalzava, tondeggiava padrona dell’attenzione, scandalosa quasi.

Scandalosa eppure naturale.

Come il seno nudo di una donna che allatta. Con l’esclusione della funzionalità.

Sì, perché un seno nudo allattante è giustificato e, anche se tutti gli occhi ne sono attratti, nessuno potrebbe giudicarlo scandaloso.

Per la caviglia era diverso. Anche i passanti scandalizzati non potevano esprimere il loro giudizio sprezzante perché non s’è mai vista una caviglia scandalosa e tutti gli avrebbero riso dietro se si fossero indignati ad alta voce.

Intanto la caviglia attirava gli sguardi. Nuda e perfetta.

E gli sguardi si vergognavano del loro fissare ma non smettevano.

E nessuno riusciva, allontanatosi un po’, a ricordare chi c’era dietro quella meravigliosa caviglia, anzi nessuno riusciva a pensare a pensieri concreti, c’erano solo sensazioni nei corpi e nemmeno per la caviglia ma per il suo fascino.

Molti si chiedevano -ma cos’è che m’ha fatto questo?- quando riprendevano coscienza di sé.

Rari erano quelli che ricordavano la caviglia, ma anche costoro non riuscivano nemmeno a dare un sesso al corpo di cui la caviglia faceva parte.

Questo succedeva perché i passanti, per natura, passano e nessuno di loro contravvenne a questa legge fisica nemmeno quella mattina, nemmeno per quella caviglia.

Io, invece, mi fermai.

Sarà perché sono un debole e non riesco ad abbandonare ciò che m’affascina,

sarà perché sono un vecchio porco depravato e guardone,

sarà perché non sono mai stato un passante fondamentalista,

sarà per quel che sarà, fatto sta che io mi fermai.

Mi sedetti in un posto che mi garantiva un buona visuale e guardai. e mi lasciai conquistare e trasportare. e sicuramente sarei rimasto lì, come un ebete, se non avvenne ciò che avvenne.

La caviglia venne coperta.

Con delicatezza, quasi con premura, una mano scese a coprire la caviglia.

Fu allora che alzai lo sguardo e vidi di chi era la caviglia, gli vidi anche sul volto l’aria di chi non s’è accorto dello scompiglio che ha provocato.

Stava lì, a metà scalinata e io m’alzai.

Quando fui lontano, e mi girai per l’ultima volta, la macchia tra il bianco dei gradini era scomparsa.